Sessualità

1 giugno

E’ un concetto un po’ retrò,
tre scimmiette sul comò,
che facevano l’amore
tutte e tre col vibratore,
che si ruppe e allora giù
a incularsi senza hatù.

Lo spinello non fa male,
lo possiamo dimostrare,
gli scienziati son d’accordo,
lo spinello me lo mordo
senza alcuna conseguenza,
lo spinello me lo fumo
senza alcuna complicanza,
lo spinello me lo inietto
e non fa nessun effetto
è un placebo della mente,
è un concetto dimostrato,
il suo effetto è amplificato
dal tuo stato di euforia:
se sei triste sei di destra,
se sei fico stai a sinistra,
lo spinello è un toccasan,
ma non è bipartisàn.

Ho intravisto a Mediugurge
la madonna delle murge
e la mia visione urge
perché ad altri la racconti
ai più furbi come ai tonti.
Era bella, la madonna,
si vestiva con la gonna
che sembrava un poco mini,
si vedeva tutto il buco
da cui escono i bambini,
poi di colpo ho realizzato
che la bella madonnina
era ohibò una signorina
che batteva mezza nuda.
E per dirla meno cruda
era una professionista:
questa storia mi rattrista,
perché sono un buon credente,
sono pure un buon cliente,
oh madonna mia, perdona
se mi faccio una battona.

Chi controlla i controllori,
i polleti di Amadori,
le camicie dell’Armani
le tonsille dei soprani?
Il problema è circolare,
togli i punti alle patenti,
tutti sani ma scontenti,
togli i punti e sei guarito
ma l’affranchi ancora no.

La materia, questo è dio;
vuoi chiamarla dio? va bene,
ma è materia come il pene,
come il sole e l’altre stelle,
la materia è la mia pelle
o i colori dei diamanti,
non ci sono, o bruti, santi:
tutto è fatto con i quanti.

Daniele Silvestri,
che i versi rupestri
non certo maldestri
riuscisti a fissare
nel moto del mare
che pare una danza
che riempie la stanza
e poi si dipana
rocchetto di lana
e invita a ballare
fors’anche a sballare
ma non alla guida,
l’affranchi confida
che altre canzoni
componga, o maestro
dal viso rupestro
che prende alla gola
uscendo da scuola
con fare capestro,
tu seguita l’estro
che aiuta a comporre
e invita a disporre
nell’anima i suoni
squillanti rondoni:
io son liberato
di nome ma affranchi
io fo di cognome
e i versi mai stanchi
ti voglio postare
petroso silvestri
che popoli il mare
e aborri mattanza
ma vuoi la sparanza,
sparanza di amare…

Armena

11 maggio

Ti amo, bella armena.
Però non menarmi, armena, per il naso, armenami un’altra estremità,
e qui mi fermo, prima della denuncia… per oscemità!